
"Evoluzione", refrattaria bianca patinata |
Daniele Oppi
(…)Quale terreno-radice ha potuto sedimentare questa esperienza creativa di Maria Luisa nella scultura? L’humus è ricco e coltivo: le radici sono i maestri dell’Accademia di Brera, l’incubazione gestatoria nel paesaggio, l’estenuante ed esaltante esperienza dell’insegnamento, la sofferta specchiera delle maschere, esercizio doloroso tra se stessi, Munch, fanciulle di Avignone e Wildt, già presagio della scultura, e l’amore affabulante della scenografia, ancora scena, teatro, personaggio da collocare.
E il personaggio entra in scena, si colloca: esordisce lo spazio e la tridimensionalità. L’attore, muovendo dal paesaggio scenico e dalla maschera della parte, diventa scultura a tutto campo.
Determinazione, ordine e amorevole condiscendenza sulla “rifinitura”, come se natura e pensiero dovessero sempre dialogare. (…) Maria Luisa esplora e visita diversi stilemi espressivi secondo un filo conduttore narrativo, svolgendo la funzione di “io narrante”, rivelando, nell’umiltà con cui si rivela il suo fare e indagare, una profonda tenerezza e molta meditazione (…)
Daniele Oppi, dal catalogo della personale di M.L. Ritorno nello “Spazio Bocca” in Galleria, Milano, 2004 |